Home Disturbi AlimentariConsigli su Come aiutare chi soffre di disturbi Alimentari (DCA)

Consigli su Come aiutare chi soffre di disturbi Alimentari (DCA)

RIVOLTO A FAMILIARI, AMICI, PARENTI...

by ChiaraSole Ciavatta

Cosa si può fare per aiutare, sostenere chi soffre di Disturbi Alimentari?

Come sappiamo bene è molto doloroso vivere quel senso di soffocamento che provocano i sintomi alimentari, ma vivono grandi sofferenze anche tutte quelle persone che vivono accanto a chi porta il sintomo evidente.

Ricevo molte mail di amici, fidanzati, mariti, genitori, insegnanti disperati che mi chiedono consiglio su come poter aiutare il proprio caro che rifiuta ogni tipo di aiuto. Per loro qualche consiglio può tornare utile.

In linea generale è importante non parlare (con la persona che soffre di sintomi alimentari) di quelli che sono gli oggetti sintomatici delle ossessioni della malattia e cioè: CIBO E CORPO.

Perché tramite cibo e corpo vengono comunicati inconsapevolmente messaggi emotivi molto complessi (richieste affettive, colpe, rabbia, conferme ecc), che in assenza di un mediatore competente in materia vengono fraintesi o interpretati secondo l’umore del momento, creando forti litigi. I sintomi alimentari sono anche un linguaggio e parlando di cibo e corpo, inevitabilmente e inconsapevolmente, si dà potere a quel linguaggio patologico.

Va ricordato infatti che chi soffre di un disagio alimentare pensa al cibo e al proprio corpo “solo” da un punto di vista emotivo e non razionale, mentre chi non ha questo disturbo ovviamente parla del corpo in modo razionale, secondo il comune buon senso medico ed estetico, e questi due livelli interpretativi sono opposti.

Sul piano emotivo infatti, a differenza del livello razionale, non viene desiderata una bellezza sana o una condizione di benessere, ma il contrario. Cioè può esserci il “desiderio” di apparire malata, di essere visibilmente sottopeso o comunque non in salute. È un fenomeno peraltro già noto nelle tendenze di moda dell’abbigliamento, in cui i movimenti giovanili controcorrente usano codici negativi (teschi, strappi, ecc), per comunicare la loro rabbia e delusione, non riuscendo a tradurla in parole dialettiche e parlarne in modo adulto.

Dunque un confronto di desideri (quello razionale del genitore contro quello emotivo della persona ammalata) non porta a nulla di utile, anzi allontana le due generazioni, ognuna convinta dell’incapacità dell’altra di ascoltare le proprie ragioni, e crea continui litigi, di solito ad ogni pasto ed ogni volta che si parla di corpo, abiti, taglie, o che si rimarca la magrezza eccessiva sperando che la figlia/o ammetta l’esistenza del problema.

Dunque è bene, dicevo, evitare di parlare di cibo e corpo, non imporre un certo corpo o un certo cibo, ma spostare la discussione su altri temi: in particolare sugli sbalzi umorali che inevitabilmente saranno presenti in chi soffre di un sintomo alimentare. Parlare dei cambi d’umore, cercare di comprenderli, di interrogare quelli invece del corpo.

Perché, se il corpo è pensato come intoccabile (come un feticcio sacro che la persona riesce a controllare e a piegare al suo ideale anoressico, almeno per un periodo di tempo iniziale), l’umore invece è ciò che certamente sfugge al suo controllo, gli fa fare e dire cose di cui poi si pente, provando vergogna e senso di colpa. Su questo tema vale la pena portare la conversazione, alla ricerca di una alleanza per risolvere questo problema. Convincere a parlare con uno psicologo per il problema dell’umore (e dei suoi effetti devastanti nei rapporti con genitori, amiche, fidanzati, colleghi, ecc), può essere un buon modo per far iniziare una cura, aggirando il timore dell’argomento corpo e cibo (cioè aggirando il timore che una cura faccia “ingrassare”, per dirla come la pensa una persona che soffre di anoressiabulimiabinge eating).

Inoltre la persona vicina a chi soffre di disturbi alimentari può dare affetto e sostegno, ma non diventando la spalla su cui piangere in ogni istante, perché in questo modo chi soffre confonderebbe questo aiuto con una vera cura che deve essere sempre portata affidata ad un professionista specializzato in questa stessa patologia, senza inventarsi cure o diete fai da te.
Inoltre non va sminuito o deriso il dolore di quella persona.

Infine, se anche la persona che ha il sintomo alimentare non lo ammette e proprio non si vuole curare, neanche per motivi terzi (sbalzi d’umore, sensi di colpa, ecc.), il genitore può comunque chiedere una propria consulenza, in cui andare senza la figlia/o, per farsi consigliare e aiutare a capire cosa cambiare nel quotidiano: nei dialoghi e nei comportamenti, al fine di far crescere nella figlia/o una domanda d’aiuto fino lì assente.

ChiaraSole Ciavatta


E ora alcuni esempi pratici sia su cosa sarebbe meglio non dire e sia su cosa sarebbe meglio dire a chi soffre:

20 frasi e commenti da evitare quando si parla con una persona che soffre di DCA:

​ Frasi sul Peso, l’Aspetto Fisico o il Cambiamento:

  • ​”Hai un aspetto così sano ora!” (Questo può essere interpretato come: “Stai ingrassando, ma va bene.”)
  • ​”Sei dimagrita/o troppo, devi mangiare di più.” (Trasmette giudizio e pressione.)
  • ​”Adesso hai un aspetto migliore/peggiore.” (Qualsiasi commento sull’aspetto è dannoso.)
  • ​”Hai preso peso? Stai bene?” (Qualsiasi domanda sul peso è inappropriata e fa sentire che il dolore avvertito non viene preso sul serio.)
  • ​”Dovresti essere contento del tuo corpo, magari ce l’avessi io.” (Banalizza la malattia sminuendola e idealizza una immagine corporea che non esiste per chi sta male a causa della dismorfofobia.)

​ Frasi sul Cibo e i Pasti:

  • ​”Perché non mangi solo un boccone?” (Sottovaluta la difficoltà di un pasto.)
  • ​”Hai mangiato abbastanza oggi?” (Crea ansia e la sensazione di essere costantemente monitorata/o.)
  • ​”Ma sei sicura/o di voler mangiare quella cosa?” (Genera senso di colpa e giudizio sulla scelta alimentare.)
  • ​”È solo cibo, non fare un dramma.” (Sminuisce l’intensità della lotta interiore.)
  • ​”Guardami, mangio tutto, non è difficile.” (Mette in competizione o minimizza la loro sofferenza.)
  • ​”Mangiamo un bel [cibo ipercalorico] per festeggiare!” (Pressione su cibi trigger o sulla quantità.)

​ Frasi che Banalizzano o Colpevolizzano la Malattia:

  • ​”È solo una fase.” (Non riconosce la serietà della malattia mentale.)
  • ​”Dovresti semplicemente sforzarti di più.” (Implica che la malattia sia una mancanza di volontà o un capriccio.)
  • ​”Ma non capisci che ti stai facendo male?” (Aumenta il senso di colpa senza essere costruttivo.)
  • ​”Non essere così egoista/o; pensa a quanto ci fai soffrire.” (Sposta il focus sul caregiver, aggiunge peso emotivo e senso di colpa.)
  • ​”Quando ero giovane, anch’io mi preoccupavo del peso, poi mi è passato.” (Sminuisce la gravità del loro disturbo.)
  • ​”Le persone vorrebbero avere il tuo problema.” (Estremamente insensibile e invalidante.)

​ Frasi che Promuovono Soluzioni Semplici o Non Professionali:

  • ​”Hai provato lo yoga / i frullati / il digiuno intermittente?” (I DCA richiedono un trattamento specialistico.)
  • ​”Hai bisogno di distrarti. Andiamo a fare shopping/bere un bicchiere di vino.” (Non affronta la radice emotiva del problema.)
  • ​”Non ti preoccupare, andrà tutto bene.” (Promessa vuota che non riconosce la difficoltà del percorso.)

20 frasi di supporto e prive di giudizio da rivolgere a una persona che soffre di DCA:

Frasi Focalizzate sul Supporto Emotivo e sulla Validazione:
  • “Sono qui con te. Non sei sola/o.”
  • “Mi dispiace che tu stia soffrendo così tanto, dev’essere terribile.”
  • “Voglio che tu sappia che ti amo e ti accetto per quello che sei.”
  • “È coraggioso da parte tua affrontare questa battaglia. Sono orgoglioso/a di ogni piccolo passo che fai.”
  • “Le tue emozioni hanno molto valore. Possiamo parlarne quando ti senti pronta/o.”
  • “Come posso aiutarti oggi? Dimmi di cosa hai bisogno.”
  • “Non devi vergognarti. Questa è una malattia, non una colpa.”
  • “Concentriamoci su come ti senti, non su quello che hai mangiato.”
  • “Mi interessa la tua salute, non il tuo peso.”
  • “È un momento difficile, ma io credo in te.”
  • “Sei molto più dei tuoi pensieri sul cibo e sul corpo.”

Frasi che Incoraggiano la Guarigione e la Professionalità:

  • “Il tuo recupero è la cosa più importante. Possiamo fare un passo alla volta.”
  • “Non devi guarire tutto in un giorno. Ogni sforzo conta.”
  • “Hai pensato di parlarne con il tuo specialista? Potrebbe darti gli strumenti giusti.”
  • “Sei una persona preziosa e meriti di stare bene.”
  • “Che cosa puoi fare per prenderti cura di te stesso/a in questo momento?”

Frasi da Usare in Contesti Quotidiani (Evitare Riferimenti al Cibo/Corpo):

  • (Durante un pasto) “Concentriamoci sulla nostra conversazione/sul film, non sul piatto.”
  • “Hai un valore immenso, e non dipende da una bilancia.”
  • “Mi piace passare il tempo con te. Cosa ti va di fare che non riguardi il cibo?”
  • “Ricorda che hai il diritto di sentirti bene e al sicuro.”
Evita sempre di fare commenti sul cibo e sul peso (“Hai un aspetto così sano ora!”), sul cibo (“Devi mangiare di più/di meno”), o di banalizzare la sua esperienza (“Dovresti semplicemente sforzarti”). O frasi che provochino sensi di colpa e ulteriori responsabilità (fallo per me. Finchè non starai bene, non starò bene neanche io.)

 

CLICCA PER INGRANDIRE L’IMMAGINE:

Puoi leggere anche: