Home Disturbi Alimentaridire TI VEDO BENE è una delle offese più grandi per chi soffre di disturbi alimentari

dire TI VEDO BENE è una delle offese più grandi per chi soffre di disturbi alimentari

by ChiaraSole Ciavatta

“Come ti vedo bene oggi” “Oddio, sono ingrassata?!?!”
(UN TRADUTTORE SIMULTANEO MENTALE).

Quando stavo male, se qualcuno mi diceva “ti vedo bene oggi/ ti vedo bene….” lo mi sentito morire dentro, perché pensavo che mi dicesse che ero ingrassata.
Soffrivo tanto per questa affermazione, che razionalmente non è certo un’offesa, ma d’altronde sappiamo che queste malattia parlano una lingua propria.

Può sembrare strano, perché porta in se un complimento, eppure per me era vissuta come una violenza, come il fatto che chi mi era davanti non mi aveva compresa o che io stessa non i ero fatta capire. Anche da qui arriva la campagna di sensibilizzazione che abbiamo proposto (Campagna di sensibilizzazione “il dolore non ha peso”).
Decodificando il tutto con la rielaborazione a posteriori, sentivo che quelle persone non VEDEVANO in me il dolore che provavo, perché, appunto, fuori non si vedeva. Oppure, molto semplicemente, era una frase tanto per dire, come capita quando ci si incontra, ma comunque per me un coltello con un lama ben affilata che mi trapassava il cuore. C’era anche chi, sapendo della mia situazione, lo diceva proprio pensando di darmi sollievo, per aiutarmi. Atteggiamento piu’ che comprensibile che logico su un piano razionale, ma purtroppo da un puno di vista emotivo e patologico, no.

Interpretavo quel vedermi bene a modo mio, o meglio, a modo della malattia.

Le persone mi dicevano semplicemente che ero viva e questo non lo sopportavo, perché volevo solo che vedessero il mio non voler vivere.
Magari vedevano soltanto una luce nei miei occhi differente dal solito, ma il male che era in me interpretava quella frase a modo suo, strumentalizzandola.

“Come ti vedo bene oggi” significava diversa da ieri o comunque da tempo addietro, quindi un possibile cambiamento: altra cosa insopportabile, perché non controllabile, proprio come le emozioni.

Bene significava, per me, inevitabilmente più viva, non emaciata, ero una persona che non faceva trasparire sofferenza e questo mi annientava, perchè da qualche parte dentro di me mi illudevo che attraverso un aspetto specifico sarei stata in grado di comunicare l’immenso dolore che avevo dentro: cosa che può fare solo la parola e quindi una comunicazione verbale e non “non verbale”.

Non sopportavo che gli altri non potessero vedere quanto io stavo soffrendo, perchè appunto pensavo che si potesse vedere e quindi capire: UN INGANNO DELLA MALATTIA.

Per me far vedere il mio dolore significava risultare sciupata, con i pestoni, pallida e così via.

C’è voluto tempo per interiorizzare che la sofferenza non ha peso e ho compreso che le persone non potevano vedere ciò che era dentro di me. #doloreinvisibile
E non lo potevano vedere a qualunque peso potessi essere a 20/30/60 o 100 kg.

Quando raccontavo che soffrivo di anoressia-bulimia-bed e mi si diceva che non si notava, che ero una ragazza normalissima… il ritratto della salute, inizialmente era per me un grande dolore, un profondo dolore, un’offesa. Mi sentivo costantemente giudicata, sminuita, non compresa. NON IN DIRITTO DI STARE MALE.

Poi ho capito che nessuno poteva comprendere ciò che non gli era stato ben spiegato, inoltre è importante sottolineare come quello dei DISTURBI ALIMENTARI sia un terrificante DOLORE INVISIBILE, indipendentemente all’aspetto ponderale: nessun peso spiegherà mai cosa si prova nel proprio intimo.

Una delle cose importanti, dal mio punto di vista, è non nascondersi indossando maschere come per tanto tempo anche io ho fatto.

PARLA!

ChiaraSole Ciavatta

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